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Il canto di Natale dell'Edenista

Il canto di Natale dell’Edenista

Caro Diario, innanzitutto volevo manifestarti le mie rimostranze per il tuo riprovevole comportamento: sono sempre io a scriverti e mai che tu mi risponda, perfino a Natale! In ogni caso, devo assolutamente raccontarti un fatto curioso che mi è accaduto ieri, probabilmente cagionato dai 9 dolci che ho mangiato al cenone della Vigilia. Ebbene, ecco cosa è successo.

La storia che ha ispirato Dickens.

Il primo episodio strano è avvenuto al momento di rincasare. Ho girato il pomello del portone di casa e ho avuto la netta sensazione di prendere in mano una palla di gelato. Scherzi della digestione, ho pensato. Per fortuna entrando, sono stato accolto dall’atmosfera natalizia che tutto il condominio mi invidia, soprattutto la signora Cristini, che non perde occasione per tentare di farsi invitare. Anche l’altro giorno ha citofonato chiedendo se avevamo confezioni in più del mio dolce di Natale, ma figuriamoci! È ovvio che voleva entrare a dare un’occhiatina.
 
Tornando a ieri sera, finalmente ero di nuovo a casa. Intorno a me ghirlande, addobbi, vischio e un albero di Natale da fare invidia a quello di Buckingham Palace. Mi sono lasciato quindi sprofondare beatamente nella mia poltrona bordeaux di chintz ottocentesca, sorseggiando un Earl Grey da un servizio di porcellana decisamente ottocentesco, di fronte a un caminetto acceso esageratamente ottocentesco. In un attimo, ero nella Londra vittoriana. E a quel punto, ho fatto un sogno a dir poco bizzarro.
 
Vivevo nella Londra del XIX secolo ed ero una persona orribile, frustrata, cattiva. Ero avaro di dolci! Non potevo mangiarne perché mi facevano stare male. Vedevo tutti intorno a me che gustavano torte, pasticcini e biscotti, e io odiavo tutti. Rendevo la vita impossibile soprattutto ad Alfred, costringendolo a digiuni forzati e tenendolo occupato con le faccende di casa.
 
Una notte ricevo la visita di tre spiriti. Il primo, il fantasma dei Natali passati, si presentò intorno alla mezzanotte, mentre dormivo in un letto spoglio e triste che non aveva nulla a che vedere con il mio sontuoso baldacchino. Aveva le sembianze di una signora anziana, che mi ricordava mia nonna.
 
Mi guarda minacciosa e mi dice “Sei sciupato!”.
 
Era proprio mia nonna!
 
E mi ha portato nella sua cucina: avevo 6 anni e mangiavo con gioia i suoi biscotti appena sfornati. Poi all’improvviso mi rivedo qualche anno dopo: nervoso, arrabbiato col mondo, odiavo le risate, gli abbracci, i dolci. Ma non era l’adolescenza, credo piuttosto intolleranza al lattosio. Un dramma! Per questo avevo deciso che mi sarei dato a una vita di privazioni e le avrei imposte anche agli altri.
 
È stato a quel punto che ho sentito una mano gelida che mi toccava la spalla. Mi sono voltato e l’ho visto: una faccia paffuta, una divisa blu, il catalogo col campionario. Io gli dico subito “Non compro niente!”, ma il fantasma del Natale presente, che per qualche motivo aveva le sembianze di un rappresentante di surgelati, chiaramente non era lì per vendermi cibi precotti. Mi prende invece per mano e mi porta per le vie fuligginose di Londra. Lì ho visto Alfred, il mio fido maggiordomo, che guardava con occhi tristi le vetrine colme di addobbi, luci e dolci. Poi siamo tornati a casa nostra, spoglia, senza nemmeno l’albero, dove Alfred stava cenando con un brodino, lamentandosi di me. A quanto pare gli avevo impedito qualsiasi forma di festeggiamento. A lui e al piccolo Tim, il bassotto nano di sua zia, che trascorre sempre le feste da noi, a cui avevo imposto di dare solo gli scarti delle verdure. In effetti ricordavo fosse un cucciolo di dobermann, ma forse sbagliavo… In ogni caso lo scenario era triste e avvilente. E questo ha portato all’inevitabile.
 
L’arrivo del fantasma dei Natali futuri, una delle visioni più terribili che abbia mai visto: un’enorme confezione di dolce vuota. Mi ha mostrato me stesso in un salotto grigio, senza addobbi, senza dolci, ma soprattutto senza Alfred! Era scappato via dopo la morte del piccolo Tim per denutrizione e aveva fondato un’associazione senza scopo di lucro per favorire la carboidratazione canina. La mia vita senza Alfred sarebbe stata grigia, vuota, una tomba!
 
Caro Diario, per fortuna era solo un incubo. Al mio risveglio ho trovato accanto a me Alfred con le lettere dei fan su un vassoio d’argento, accompagnato da un grosso dobermann che portava in bocca il giornale della sera: “Il piccolo Tim voleva portarle il giornale di persona, Milord.
 
A quel punto avevo capito che il sogno mi aveva mandato due messaggi: il primo è che io non sbaglio mai, il piccolo Tim era effettivamente un dobermann. Il secondo è che a Natale dobbiamo essere tutti più buoni, perfino io che oggettivamente non potrei esserlo di più. Quindi ho detto ad Alfred di invitare la signora Cristini per il tè e di donarle due… tre… quattro confezioni del mio dolce di Natale!
 
Auguro buone feste anche a te caro Diario.
E ricordati di mandarmi almeno una cartolina per Capodanno!