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4 colazioni: ultima puntata.

4 colazioni, seconda parte.

Era un mite mattino di metà autunno, il sole era alto in cielo, gli uccellini cantavano e l’aria frizzantina tipica di quel periodo stuzzicava insolite voglie.
 
– Ehm, Milord?
– Alfred?
– Questo è lo stesso incipit di ieri mattina.
– Hai ragione Alfred, andiamo tosto a visitare i due bar mancanti senza frappor tempo in mezzo! Devo stabilire il più presto possibile se esiste una colazione migliore della mia. Per farlo – e lo dico per chi si fosse messo in collegamento solo adesso – …
– (Tra sé) Rieccolo che ricomincia…
– … dovrò provare 4 colazioni in 4 caffè in sfida, che avranno un solo obiettivo: aggiudicarsi il titolo di miglior caffetteria a due passi dal mio palazzo. 4 caffè in sfida, 4 categorie da votare: location, menu, servizio, conto! Un voto da assegnare da zero a dieci. Alla fine, con il mio voto, posso confermare o ribaltare il risultato! Per il vincitore, l’onore di avermi a colazione ogni giorno!
– Già.

 

BAR-A-ONDA
 
– Nome affascinante per un caffè. Nevvero Alfred?
– Piuttosto, Milord. Sembra il tipico lounge-bar della movida milanese, oserei dire.

 
E infatti Alfred non sbaglia. Ci troviamo proprio in un modernissimo “lounge-bar dal design futuristico, con contaminazioni finto-vintage-radical-chic, in cui i 4 elementi plasmano lo spazio e il tempo”. Almeno così recita la descrizione sul loro sito web. In effetti per capire dove sono il bancone, la toilette o la saletta relax, bisogna seguire appositi percorsi di luce sul pavimento. I divanetti sono fatti con materiale di risulta “riciclato e rimodernato, circondati dalle nostre vasche emozionali, per offrire agli ospiti un mood natural & eco-friendly”.
 
– Alfred?
– Milady?
– Che cos’è una “vasca emozionale”?
– Non saprei, Sire, forse possiamo chiedere a quel giovanotto al bancone.

 
Ci avviciniamo a questo giovane virgulto sui 30 anni, vestito da santone indiano, con barba, occhiali e bretelle. Apprendiamo così che si tratta proprio del titolare e che il suo nome è Theo, anche se all’anagrafe si chiama Teo. Ci spiega che le “vasche emozionali” e i percorsi di luce servono per riequilibrare i chakra e che il “Bar-A-Onda” è la sua start-up innovativa e dinamica. Devo ammettere che sia io che il fido Alfred siamo abituati a contesti più tradizionali, ma non ci facciamo scoraggiare e, per sicurezza, chiediamo solo un caffè.
 
– Un caffè come?
– Beh, un caffè…
– Macchiato caldo, macchiato freddo, macchiato tiepido con latte scremato, schiumato, piumato, marocchino, tunisino, deca, mega, corretto, sbagliato, d’orzo in tazza piccola, d’orzo in tazza grande, al ginseng, alla quinoa, al peperoncino, al doppio malto, lungo, ristretto, largo, tondo, quadrato, freddo, con panna, on the rocks, al vetro, shakerato, cappuccino, cappuccino chiaro, cappuccino scuro, cappuccino secco, cappuccino grasso, cappuccino con caffè caldo e latte freddo e viceversa, cappuccino con cacao, latte macchiato e smacchiato a secco, caffè e latte non necessariamente in quest’ordine, caffè e latte con caffè freddo e latte freddo o caffè e latte con caffè caldo e latte caldo?
– Ci ho ripensato, magari è meglio…
– Provi con un bicchiere d’acqua, Milord.
– Un bicchiere d’acqua!
– Eh, si fa presto a dire “un bicchiere d’acqua”. Come la desidera l’acqua? Liscia, oligominerale, minerale effervescente o leggermente? A residuo medio alto? Piatta? Tonda? A residuo fisso o variabile? Il ph a che livello lo gradisce? Superiore o inferiore a 7? Amara con retrogusto acido o dolce delle zone alpine?

 
Sono Alfred, da questo punto in poi continuo io il resoconto del Bar-A-Onda. Milord si è seduta in stato confusionale sul divanetto in finta pelle di rinoceronte riciclata, con davanti un caffè d’orzo corretto in tazza piccola al vetro accompagnato da un bicchiere d’acqua a residuo fisso medio variabile a seconda del clima, servita, per qualche strano motivo, in un ex barattolo di marmellata e guarnita con un ramo di ficus. Non abbiamo chiesto lo zucchero, non tanto per non incorrere di nuovo nella scena del bar napoletano, quanto per la paura dell’elenco di zuccheri e dolcificanti presenti in natura e non. Per fortuna l’Edenista, ligio alla sua missione, è riuscito a dare comunque i suoi voti:
 

LOCATION: 8, voglio premiare l’impegno, soprattutto nell’uso di materiali riciclati, anche se in questo “concept-caffè” forse il concept non è comprensibile a tutti.
SERVIZIO: 7, il titolare non spicca in simpatia, ma ricordare a memoria tutto il suo menu è veramente ammirevole.
CIBO: N.H.C. nel senso di “Non Ho Capito”.
RAPPORTO QUALITÀ-PREZZO: 2. 30 € per un caffè d’orzo corretto in tazza piccola al vetro accompagnato da un bicchiere d’acqua a residuo fisso medio variabile a seconda del clima sono decisamente eccessivi, soprattutto in caso di pioggia. Temo mi abbiano fatto pagare il ramo di ficus.
 
SYMPOSIUM
 
– Ok, sto bene, mi sono ripreso. Possiamo continuare Alfred.
– Ne è sicuro Milord?
– Certo, e poi devo portare a termine la mia missione! Come si chiama quest’ultimo caffè?
– Questo è il Symposium, Maestà. La leggenda vuole che sia stato fondato da Platone in persona secoli addietro e che sia poi tornato in auge sotto la gestione del Vate.

 
Una volta entrati, l’aspetto di questo luogo rapisce immediatamente i nostri sguardi: questo non è un Caffè normale, questo è IL Caffè. Arredamento in stile Liberty, stucchi, stampe giapponesi, drappi, statue e quadri di fine Ottocento.
 
– L’ho mica arredato io questo posto, caro Alfred, e ora non me lo ricordo?
– No, Signore, non credo. Sono anni ormai che non lavora più in stato di sonnambulismo. E poi, sulle pareti, ci sarebbero sicuramente meno quadri di paesaggi e più raffigurazioni di sé e delle sue creazioni dolciarie, Milord.
– Ah, quanto hai ragione Alfred, tu sì che mi conosci.
 
Mentre siamo ancora con i nostri nasi rivolti verso quello splendore, una voce ci raggiunge alle spalle.
 
– Benvenuti signori! Sono Alcibiade, il proprietario del Symposium. Spero che il mio umile caffè sia di vostro gradimento. Mentre vado a prendervi il menu, accomodatevi nel salottino e sentitevi come a casa vostra.
– Ah beh, consideralo già fatto, caro Alcibiade.
 
L’attesa è piacevole perché allietata dalla compagnia. Ci rendiamo conto di essere circondati dall’elite intellettuale del nostro quartiere, come il Conte Camillo, Mister Winston, ex premier britannico in visita nel nostro paese, e Herr Johann Sebastian, un brillante musicista tedesco. In questo salottino arredato con gusto, iniziamo a disquisire di grandi temi, di quelli con l’iniziale maiuscola, come l’Amore, l’Arte, la Politica, le Torte.
Intanto il signor Alcibiade ci porta il suo raffinatissimo menu in pergamena, nel quale possiamo scegliere tra la colazione presocratica e quella neoclassica.

 
– Potrei avere un po’ d’acqua?
– Certo, e la più pura! Chiamo subito Talete, il nostro idro-sommelier. Sa, l’acqua è una sua ossessione.
– Ottimo, e che mi dice di questa tisana drenante?
– Ah, la Panta Rei, è buonissima, scorre leggera e fa bene alla pelle. In alternativa può prendere il nostro aperitivo “tutti i gusti”, l’Apeiron.
– Ma li provo entrambi naturalmente! E tu, Alfred, cosa ordini?
– Io mi orienterei sul menu neoclassico, Milord, per esempio questi dolcetti, i baroccocò.
– Ottima scelta, lei sì che è un intenditore di dolci!
– Modestamente, in casa dell’Edenista i dolci sono un vero e proprio culto.
– L’Edenista? Che sbadato, non l’avevo riconosciuta, quale onore! Sa che io seguo sempre la sua pagina su Facebook?

 

Il resto della mattinata è passato così, dolce e leggero come una mousse, fino all’ora di pranzo, quando siamo tornati a casa e l’Edenista ha dato gli ultimi voti.

LOCATION: 9, praticamente è casa mia con l’unico difetto di non essere casa mia.
SERVIZIO: 9, non si può negare che Ciro e gli altri abitanti del bar regalino un’esperienza travolgente.
CIBO: 9, il proprietario è un signore delizioso, ma sempre meno di me.
RAPPORTO QUALITÀ-PREZZO: 9, il conto era perfettamente in linea con la qualità del cibo, ma a casa mia posso avere anche di meglio e gratis.
 

– Ma come, Signoria, pensavo che la scelta dell’ultimo Caffè fosse ovvia.
– Vedi Alfred, è stato molto piacevole, ma forse troppo perfetto.
– Capisco.
– Alla fine, mi è piaciuto qualcosa di tutti. Le attenzioni materne della signora Luisa, l’affetto travolgente di Ciro e dei suoi clienti, la classe e la cultura di Alcibiade e perfino l’ipersensibilità di Theo (o Teo). Sai che facciamo? Li invitiamo tutti qui. Così almeno sono sicuro che location, menu, servizio e conto siano tutti da 10.
 
Vedi Alfred? Alla fine, il vincitore sono io. Non riuscirò mai a provare il gusto del torto, la miglior colazione è sempre la mia!
 
– Chi l’avrebbe mai detto…