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Dietro lo specchio

Come sapete alla fine Paluani mi ha convinto a fare il nuovo dolce di Pasqua, ma per il lancio in grande stile c’era bisogno di un film all’altezza. Anche in questo caso erano stati convocati i più grandi registi, ognuno dei quali aveva una sua idea su come dovesse essere. Quentin voleva ambientarlo a tutti i costi in un western all’italiana. Martin invece non avrebbe mosso un dito se non avesse avuto Robert De Niro come protagonista. Alla fine Paluani ha dato a me l’ultima parola. Naturalmente.
 

Il back stage del film di Pasqua dell’Edenista.

 
Per trovare la giusta ispirazione avevo deciso di distendermi sulla mia chaise longue preferita sotto il glicine, nel giardino d’inverno condominiale che avevo appena fatto realizzare. Ero lì indeciso se chiamare Quentin o Martin, quando mi arriva una email da Lewis Carroll, un mio vecchio professore del liceo. E probabilmente devo essermi assopito, perché a un certo punto lo vidi!
Un batuffolosissimo coniglietto bianco, con le orecchie lunghe, la coda a forma di pon pon e un mattarello in mano. Che correva come un matto.
 
Naturalmente ho dovuto seguirlo, soprattutto perché il mattarello era mio! È l’unico al mondo con i manici d’oro e degli smeraldi alle estremità. Il regalo di mia nonna per il diploma, inconfondibile.
 
Insomma, sono lì che lo inseguo quando lo vedo lanciarsi in un buco per terra. Mi tuffo anch’io convinto di finire nel salotto della signora Cristini, come sarebbe stato ovvio, e invece scopro di essere finito in una lunga e profonda buca nel terreno.
 
Tuttavia non stavo precipitando, ma scendevo piano, oscillando, con tutto il tempo per scoprire che quel tunnel era arredato come una grossa cucina. C’erano pentole, ciotole e tegami che fluttuavano a mezz’aria ovunque.
 
Alla fine atterro dolcemente su un pavimento e vedo il coniglietto infilarsi in una porticina in fondo a un corridoio. Lo inseguo correndo, ma la porta si chiude dietro di lui, quindi afferro la maniglia e sento un urlo: “Aaaauch!”.
 
Era la maniglia, aveva la faccia di Alfred.
 
Alfred, che ci fai lì?!
Tengo d’occhio la cucina, Sir.
Fammi passare, devo inseguire il coniglio!
Quale coniglio?
Quello col mio mattarello d’oro! Quello di mia nonna!
Si sente bene Milady? Vuole un tè?
NO! VOGLIO QUEL CONIGLIO!
 
Mentre sto urlando compare una tazza di tè. Su un biglietto c’è scritto “bevimi”.
Così bevo il tè e all’improvviso divento piccolissimo, tanto da poter passare attraverso il buco della serratura, che poi è la bocca di Alfred-maniglia. Ho ancora i brividi a pensarci.
 
A quel punto mi ritrovo in una sontuosa sala da pranzo, piena di persone. Oddio, non tutte erano persone, c’erano anche furetti, lepri, fiori, carote, zucchine e carte da gioco, tutti in piedi e vestiti da gran sera. E in fondo c’era lui, il coniglio!
Stava porgendo il mio mattarello a una figura di spalle, imponente, elegantemente vestita, con in testa una grande corona d’oro e diamanti. Poi si volta e vedo… la signora Cristini!
 
Lo sapevo che la buca per terra portava in casa Cristini, lo conoscerò bene il mio palazzo.
 
Mentre faccio questi ragionamenti, la Cristini mi vede e comincia a ridere in modo quasi diabolico, “Sono io adesso la vera Regina dei Golosi!” dice, “Farò io i migliori dolci e ci metterò dentro olii di palma, grassi idrogenati, anidridi carboniche e aspartami!
 

Nooo! È terribile, non può essere vero, devo fermarla! Devo riavere il mio mattarello! Presto, aiutatemi! Prendete quel coniglio! PRENDETE IL CONIGLIO!!!

 
Mi sveglio di soprassalto, coperto di sudore, nel giardino d’inverno mentre farnetico.
È stato tutto un sogno oppure Alfred ha di nuovo fatto il tè con quelle piante che gli avevo detto di non toccare? Chi può dirlo?
 
In ogni caso, adesso sapevo esattamente come doveva essere il film. Ho liquidato Quentin e Martin, ho chiamato Alfred e gli ho detto: “Presto, portami un coniglio!