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La settimana edenistica

La settimana edenistica

Caro lettore, mi vedo costretto a pubblicare questa intervista subìta da un sedicente giornalista. Purtroppo, nonostante le mie rimostranze, un’ordinanza delle Nazione Unite mi obbliga a condividerla con te. In ogni caso, nego tutto. Di più, nego anche di negare!

Lo stile di vita che vanta numerosi tentativi di imitazione.

Ragazzo mio, non chiederti quello che può fare Certaldo per te, ma quello che puoi fare tu per Certaldo!
Non riesco ancora a togliermi dalla testa questa sua massima, ma è meglio se andiamo con ordine.

 

È una notte buia e tempestosa. La luce è un po’ fioca, i cognomi si leggono a malapena sul citofono. Eccolo: L’Edenista. Pigio il pulsante, col cuore in gola, nessuno ha mai avuto l’occasione di intervistarlo e stasera, finalmente, qualcuno potrà raccontare al mondo come vive L’Edenista, anzi come si diventa un edenista. E quel qualcuno sono io.

 

– Sì, certo. La stavamo aspettando. Entri e prenda l’ascensore, siamo all’ultimo piano.
Davanti alla porta mi aspetta il maggiordomo. Finora avevo avuto modo di parlare soltanto con lui.
– Buonasera.
– Si accomodi, L’Edenista l’attende nel suo studio.

 

Lo trovo seduto a una scrivania piena di scatole di dolci. Le sposta e rimane lì a guardarmi fisso.
– Sei qui per il mio film? Ho già detto ai tuoi colleghi che le riprese inizieranno il prossimo mese.
Poi alza un sopracciglio, sospettoso.
– Non sarai mica amico di quel tale, Bertoncelli, vero? Lo sai che ha stroncato il mio libro? Ma come si fa a stroncare qualcosa? Non è meglio leggere solo quello che ci piace? A te cosa piace? Ti piace il mio libro? La vuoi una fetta di dolce? Ti piace il mio dolce?
– No, guardi, signor Edenista, io sono qui per l’intervista. Molte persone vorrebbero conoscerla meglio. Magari, sapere com’è la sua settimana tipo per capire come vive un vero edenista. Non le nego che questa storia dei golosi che vanno in Paradiso sta iniziando a fare un certo scalpore.
– Ah, guarda. Non dirlo a me. Non hai idea della fatica che ho fatto per convincerli ad allargare le porte…

 

Mi guarda e i suoi occhi diventano un cuore. Dicono lo faccia spesso, ma la prima volta fa sempre un certo effetto. Poi prosegue:
– Insomma, vuoi conoscere la mia storia. È stato più o meno un anno fa, era una fresca serata autunnale con amici e mi trovavo a Portofino per riprendermi dalla fatica delle vacanze estive. Eravamo in un bar all’aperto e loro mi proposero una cioccolata calda e una fetta di torta, ma poi si ricordarono che sono vegano…
– Aspetti! – lo interrompo – Questa storia oramai la conoscono tutti. Sono qui proprio perché, dopo averla letta, adesso tutti vogliono sapere come vive un’edenista. Appunto, le stavo chiedendo com’è la sua settimana tipo. Mi racconti una vera settimana edenistica, insomma… a proposito, ma “un edenista” si scrive con o senza l’apostrofo?
– L’apostrofo? – gli occhi diventano prima un punto interrogativo, poi mi scrutano fisso come a cercare un giudizio – Non fermarti su questi dettagli insignificanti. Un vero edenista non lo farebbe: l’unico che conta è l’apostrofo rosa tra le parole “Alfred” e “portami un’altra fetta del mio dolce di Natale“.

 

– Va bene, va bene. Mi scusi. Torniamo alla settimana edenistica, allora. Iniziamo dal lunedì…

 

Bussano alla porta. È ancora il maggiordomo.
– Madame, c’è Paluani al telefono. Vorrebbe sapere se la ricetta per quegli altri dolci che gli aveva promesso è pronta.
– Uff, ma non lo vedi che sono occupato? I miei golosi hanno bisogno di me. Digli che lo richiamo dopo. Anzi, digli che lo richiamo domani mattina subito dopo colazione. A mezzogiorno.
– Come desidera, milord.

 

L’Edenista si alza dalla sedia, va verso la finestra e inizia a canticchiare un brano di Anthony & The Johnson. Passano 10 minuti. Tossisco.
– Ah, sei ancora qui. L’avevo dimenticato. Di cosa stavamo parlando?
– Della Settimana Edenistica – sospiro.
– Giusto, giusto. Bene, allora ti dirò il più grande segreto dell’esistenza. Sei pronto?
– SÌ! – trasecolo e stropiccio il foglio degli appunti per l’emozione.
– L’unico modo corretto di vivere una settimana edenistica è che la tua settimana non sia mai uguale alla precedente. Solo così avrai la certezza di averla vissuta veramente.
– Tutto qui? Ma non è un po’ poco?
– Ma come poco? È tutto, non capisci? Tutto! Ti faccio un esempio: il mio menu. Credi che abbia un menu fisso per ogni giorno della settimana? Certo che no. Seguo semplicemente una rigida tavola periodica degli alimenti che mi dice quanti dolci devo mangiare ogni due pasti. Ma per il resto è tutta vita. Scendo e vado per i caffè ad ascoltare le persone. Ah, mi piacciono i caffè. Conosco tutti i caffè di tutte le città. Anzi, conosco tutti gli avventori di tutti i caffè di tutte le città. Hai presente il tizio che entra in un caffè e fa SPLASH? Sono io. Esatto, la nota barzelletta è ispirata a una cosa divertentissima che mi è successa una volta in bar gourmet di Mazzara del Vallo. Eravamo io, Charles Dickens e Henry Kissinger, quando all’improvviso…

 

– Si, ma vivere da Edenista non vorrà mica dire soltanto mangiare dolci e girare per i caffè? – Lo interrompo perché ho la forte sensazione che ne potrebbe tranquillamente avere per giorni.
– Ma certo che no. Non lo hai ancora capito? Il segreto della vita da Edenista è l’amore. Anzi, guarda. Scrivilo così per i miei lettori: “Ama, e mangia ciò che vuoi”. Ho fatto anche una targa con delle regole, sai? La tengo in quel cassetto lì, l’ho svuotato la settimana scorsa quando ho finito tutti i sogni che c’erano dentro.

 

Si alza e lo apre con tono solenne. Si schiarisce la voce:
Fai l’amore. Mangia bene. Goditi l’Italia. Goditi la pioggia, il sole, la neve. Al Caffè Storico di Certaldo, è meglio andarci il martedì dopo le 16 perché c’è meno gente e i camerieri hanno più voglia di chiacchierare con te“.

 

– E se non dovessi mai passare per Certaldo?
– Ragazzo mio, non chiederti quello che può fare Certaldo per te, ma quello che puoi fare tu per Certaldo!

 

Rimango in silenzio. Imbarazzato. Lui sembra capire la situazione perché mi guarda. Fisso.
Improvvisamente, i suoi occhi iniziano a cambiare velocemente. Prima sono dei cuori, poi dormono, si arrabbiano, si annoiano, poi di nuovi cuori. E così per 5 interminabili minuti.

 

Entra Alfred.
– Significa che le piace, signore. Le sta dando la possibilità di scegliere la sua emoticon della giornata. Guardi, le basta cliccare QUI per fermare un’espressione.
Lo faccio. Esce quella in cui dorme. Non si sveglia più.

 

– È l’ora della siesta. L’Edenista adora dormire durante il giorno. Non si sveglierà prima di qualche ora. Ha già avuto tutte le informazioni di cui aveva bisogno? – Si scusa Alfred.
– Sinceramente, non l’ho capito. Ma credo comunque che andrò a scrivere il mio articolo.
– Bene, l’accompagno alla porta. Ecco, L’Edenista ci teneva molto che avesse questo dolce in omaggio, una targa con le sue regole e anche un foglio con delle frasi molto divertenti che può usare su Twitter. Lui non ha Twitter ma gli piace tantissimo regalare frasi di successo alle persone. Dica pure a Twitter che la manda lui.

 

Prendo le mie cose e scendo. Una volta fuori dal portone, noto che ha smesso di piovere. Entro in un bar, mi siedo e chiamo il mio editore:
– Buonasera, le volevo dire che stasera non le manderò quell’intervista a L’Edenista che mi aveva chiesto. Oramai è tardi per lavorare… Sicuramente, certo che gliela invierò. Ma non adesso. C’è una vita da vivere, ci sono delle biciclette da inforcare, marciapiedi da passeggiare e tramonti da godere. La Natura insomma mi chiama, egregio direttore. E domani è martedì e alle 16 ho un appuntamento in un bar di Certaldo.